MoVimento in Versilia

Viareggio

 

 

Massarosa

 

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Il futuro della bio-edilizia risiede in un materiale antico

Il progetto “Case in Paglia” ha lo scopo di ricercare e divulgare notizie riguardo le tecniche delle “costruzioni in balle di paglia”, per migliorare e diffondere la progettazione e realizzazione di quest’ultime.

Le prime case in balle di paglia furono costruite negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, in seguito all’invenzione della macchina imballatrice. I primi a sperimentare la tecnica furono i colonizzatori nell’America del nord, precisamente in Nebraska.

Perchè costruire una casa in paglia?  Perchè una casa in paglia è una casa SANA e CONFORTEVOLE. Costruire con balle di paglia è probabilmente la migliore alternativa alle tecniche comuni per realizzare edifici biosostenibili.

casa paglia

 Le case in balle di paglia hanno una struttura portante in legno e sono tamponate con balle di paglia.

Le balle di paglia vengono utilizzate anche nell’isolamento delle coperture.

GLI EDIFICI IN LEGNO E PAGLIA HANNO UN OTTIMO COMPORTAMENTO ALLE AZIONI SISMICHE.

Infatti le forze sismiche che agiscono su una struttura possono essere calcolate secondo la forza di Newton: F= massaXaccelerazione.

Quindi piu’ l’edificio e’ leggero minori saranno le forze sismiche che agiscono sull’edificio. Inoltre piu’ l’edificio e’ flessibile, minori saranno le forze sismiche a cui e’ sottoposto. E quindi, cosa c’e’ di piu’ leggero e flessibile di un edificio che ha una struttura di legno e murature perimetrali e solai in balle di paglia?

Le pareti in balle di paglia sono sane e naturali quindi innocue per l’uomo perchè non emettono sostanze inquinanti e nocive come la formaldeide (tipico dei materiali “moderni”) e non crea allergie come il fieno. Altra importante caratteristica della paglia la traspirabilità. Un muro in balle di paglia, intonacato esternamente con calce e internamente con terracruda diventa un regolatore naturale dell’umidità interna. Quando in casa c’è troppa umidità dovuta al vapore acqueo di docce, cucina ma anche degli stessi abitanti, il muro assorbe questa umidità in eccesso. Al contrario quando in casa l’aria è troppo secca, l’umidità precedentemente assorbita viene rilasciata. La casa, traspirando, fa si che non si formino condense e muffe nelle pareti a differenza di molte case tradizionali. Questo sistema naturale unito al grande isolamento termico e acustico di una casa in paglia da una grande sensazione di benessere e confort.

Il benessere acustico inteso come condizione di piena soddisfazione psichica e fisica dell’individuo, dovuta all’assenza dei suoni molesti (rumori), nell’abiente che lo circonda è estremamente importante. Le balle di paglia offrono un sensibile miglioramento per quanto riguarda l’isolamento acustico essendo un materiale fonoassorbente.

Per via della Normativa Tecnica Italiana molto restrittiva, le case in paglia in Italia devono avere necessariamente la struttura portante in cemento armato, acciaio, legno o muratura, quindi non c’è alcuna differenza tra una casa in paglia e una di tipo “tradizionale” sotto il punto di vista statico.

Uno dei primi dubbi che può venire in mente quando si parla di paglia è riguardo l’infiammabilità. La PAGLIA SCIOLTA è altamente infiammabile, al contrario della BALLA DI PAGLIA che, essendo pressata, contiene al suo interno una bassa percentuale di ossigeno e quindi poco infiammabile (proprio come voler bruciare un elenco telefonico).

La paglia ha proprietà isolanti straordinarie, un muro in balle di paglia con intonaci in calce e terra cruda permette di realizzare un edificio caldo d’inverno e fresco d’estate. Grazie alla sua bassa trasmittanza termica è molto facile ed economico raggiungere standard energetici elevati come: CLASSE A o standards di CASA PASSIVA. Ideale quindi per progettare edifici ad EMISSIONI ZERO.

I costi? Realizzare edifici in balle di paglia comporta un abbattimento del costo delle murature di circa il 50% rispetto a edifici con murature ad alta efficienza energetica. Rischio roditori e parassiti? Le murature in balle di paglia sono compresse e protette da intonaci per cui i roditori non riescono ad entrare all’interno delle murature. Rischio allergie? La paglia non è fieno e non contiene pollini, quindi non provoca allergie. In essa non c’è presenza di foglie, fiori e semi che generano il tipico “raffreddore da fieno”. Una casa in paglia sarà sufficientemente solida? I muri di paglia sono molto solidi; le balle sono pressate e nella messa in opera le murature vengono ulteriormente compresse. Inoltre gli intonaci sono di spessore maggiore rispetto a quelli comunemente utilizzati nella muratura convenzionale.

Per completare le informazioni necessarie a questo progetto qui troverete le info per partecipare ad un progetto operativo sul territorio versiliese portato avanti dal gruppo FB Viareggio 2.0 & Con.tamin.Azioni di Viareggio per costruire veramente un padiglione ecologico in paglia.

http://www.edilpaglia.it/new/

http://www.ottoetrenta.it/societa/una-volta-cerano-i-tre-porcellini-ora-ce-edilpaglia/

La Versilia nella crisi sociale

Dopo 5 anni di profonda crisi economica ormai anche in Versilia, come ci fa presente il prof. Raffaello Ciucci (dipartimento Scienze Politiche di Pisa), nella sua relazione  ”La società versiliese nella crisi” all’incontro su “Viareggio e la Versilia: prospettive di sviluppo”, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna il 19/4/13 a Viareggio, si sentono da vicino i suoi effetti che non sono solo economici, ma anche culturali e che incidono nel tessuto sociale di generazioni che si trovano oggi fuori dalle attività lavorative, pur in presenza di grandi opportunità del nostro territorio che però non sono state colte e valorizzate nel periodo e nei modi giusti.

Un diffuso stato di scoraggiamento può protrarsi fino a subire l’angoscia, che però lo psicoanalista Massimo Recalcati ci ricorda che non è uno stato distruttivo destinato a durare, ma bensi può diventare una straordinaria fonte di desiderio, quell’energia che spinge “a fare mondo” fino a rappresentare l’esatto contrario della rassegnazione e dello scoraggiamento.

La cultura attraverso un turismo integrato con l’intero territorio è il fattore di produzione distintivo e realmente competitivo su cui puntare per far uscire l’Italia (e la Versilia) dal declino.

Il turismo è la rappresentazione più evidente di cosa sia capace di generare il sistema naturalistico e culturale: in Italia significa 400 milioni di pernottamenti, 2,2 milioni di occupati, 6% del valore aggiunto (VAT). Pur essendo fra i big players del turismo mondiale l’OCSE ritiene che l’Italia abbia ancora enormi potenzialità inespresse soprattutto nel sud del Paese e che il turismo rappresenti uno dei settori economici più significativi e strategicamente più rilevanti per lo sviluppo sul lungo periodo.

Il turismo mette a valore tutto ciò che è espressione del territorio. Non si importa né si impianta, si sviluppa nei territori con il concorso di chi ci vive e ci lavora e dove vivono bene gli abitanti stanno bene anche i viaggiatori.

Il turismo è un’economia del movimento e delle relazioni, che produce esperienza e significati, che genera valore e ricchezza.

Oggi, grazie alla rete e ai social network, il cambiamento nel modo di viaggiare, riavvicina il viaggiatore all’esperienza più naturale e analogica del viaggio: interagire con i territori e le persone che vi si incontrano. E’ una disintermediazione, prima culturale e poi commerciale, che rafforza la logica della relazione diretta tra turista e albergatore, tra ospite e ospitante. Internet è lo strumento per esserci, comunicare, lavorare, promuoversi e vendere, ma il business viene fatto altrove. Il turismo italiano è una economia de-localizzata al contrario: materia prima e produzione in Italia; know how, fatturati e utili all’estero.

Far crescere l’economia turistica significa mettere in rete luoghi, territori, donne, uomini e imprese per la costante ri-generazione e valorizzazione della cultura italiana. Compresa la tutela della valorizzazione del territorio, ambientale e paesaggistica del patrimonio culturale,  artistico, storico e anche enogastronomico e delle sue tradizioni.

Cultura e turismo, la nuova economia delle relazioni, dovranno essere al centro dell’agenda del prossimo Governo e anche di quello locale.

Per quanto riguarda il fisco, intesa come leva di rilancio e non di affossamento del settore turistico-ricettivo, servono misure che vadano in più direzioni tra le quali pensiamo anche noi, hanno particolarmente rilievo quelle destinate alla riqualificazione dell’offerta ricettiva:

•    agevolazioni fiscali per fusioni e incorporazioni di imprese turistiche dell’ospitalità;
•    riduzione dell’liquota fiscale sul plusvalore derivante dalla cessione dell’immobile alberghiero all’impresa turistica per favorire la ricongiunzione fra la proprietà del fabbricato e la relativa gestione;
•    sgravi fiscali per la ristrutturazione e l’adeguamento agli standard qualitativi internazionali delle strutture turistico ricettive
•    sgravi fiscali per la riqualificazione e il Green Management  energetico delle strutture ricettive nella prospettiva europea emissioni zero prevista per il 2020;
•    esenzione dalle imposte per i primi 3 anni per le nuove SRL semplificate al fine di incentivare l’iniziativa imprenditoriale a carattere turistico e culturale degli under 35 e l’assunzione degli over 50;
•    per abbattere il digital divide defiscalizzare gli investimenti delle PMI turistiche e culturali che investono in strumenti tecnologici, strategie di e-commerce e promozione online;
•    favorire i piccoli e grandi mecenatismi e mutualismi consentendo di detrarre dalle imposte il devoluto destinato ad interventi culturali e paesaggistici.

La sfida della crisi ci porta ad un bivio in cui dobbiamo scegliere se deperire lentamente da soli (ciascuno nei propri recinti municipali), o vivere insieme con una visione lungimirante che ci porti oltre i propri confini. A questo proposito occorre collocare in un quadro di programmazione regionale l’iniziativa di una cooperazione locale intelligente per valorizzare le potenzialità economiche e la ricchezza sociale della versilia.

 

Viareggio e Versilia quale sviluppo?

“Bisogna ripensare profondamente la struttura economica e i vantaggi competitivi della Versilia. Qualità, tecnologia, innovazione e conoscenza sono le parole chiave su cui definire anche le nuove politiche turistiche e le prospettive di ripresa e di nuovi posizionamenti sul mercato”. Occorre mobilitare tutte le risorse che sono nel territorio anche quelle rimaste nel cassetto, un fenomeno del ripensare a se stessi profondamente endogeno nella capacità di ridefinire un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Lo ha detto Nicola Bellini, docente di Economia e gestione delle imprese alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, al convegno ‘Viareggio e la Versilia, prospettive di sviluppo’ promosso dalla Scuola con l’associazione Versilia Unita e il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.

Docenti universitari, economisti e rappresentanti del mondo imprenditoriale si sono interrogati sulle strategie per costruire la nuova identità della Versilia. “Siamo qui – ha proseguito Bellini – per segnare l’avvio di una riflessione che richiederà ulteriori approfondimenti e confronti. Non si deve aspettare tempi migliori,  ma riflettere sulle reti globali che attraversano la Versilia: dagli investimenti immobiliari a quelli nel settore della nautica, per non farle diventare occasioni di acquisizione di patrimoni locali, ma opportunità di sviluppo coerenti con una posizione più solida della Versilia sui mercati internazionali”.Occorre quindi esaminare le nuove forme di territorializzazione della produzione e del consumo, degli investimenti e dell’innovazione come un passo necessario per comprendere – e per regolare – le traiettorie di sviluppo dei sistemi regionali italiani nei prossimi due decenni.

Si sono susseguite le relazioni di Nicola Sciclone, dirigente dell’Irpet di Firenze, “Il quadro economico della Versilia prima, durante e dopo la crisi”, Dionisia Cazzaniga Francesetti, Università di Pisa “La cantieristica: risultati e prospettive”, Francesco Tapinassi, BTO Educational, Firenze  ”Il turismo versiliese nel Web 2.0″ che qui sotto riportiamo, Raffaello Ciucci, Università di Pisa “La società versiliese nella crisi”, Lorenzo Maraviglia, Ufficio Statistica, Provincia di Lucca “Il lavoro della crisi in Versilia”.

Il tema svolto dal dott.Tapinassi  potremmo riassumerlo come “E-tourism destination marketing: risposte e soluzioni” che nasce dall’esigenza di capire e comprendere i veloci cambiamenti che stanno interessando gli strumenti del marketing turistico. Il turismo, in seguito alla diffusione sempre più massiccia delle nuove tecnologie, alla trasformazione della domanda e all’adozione da parte del turista-cliente di pratiche e strumenti 2.0, come i Social Media, le recensioni generate dagli utenti o le Apps, si trova a dovere cambiare i propri modelli di gestione di marketing e di promozione. Da una comunicazione unidirezionale che ha caratterizzato a lungo la promozione di destinazioni ed aziende turistiche, si è passati ad una comunicazione imposta e governata dal cliente. Proprio mentre il turismo fatica ad aggiornarsi sul mondo dell’e-marketing, proponendo un momento di riflessione costruttiva per comprendere quale direzione ha intrapreso e soprattutto deve intraprendere, oggi il marketing turistico deve trovare nuove soluzioni ed in parte la Versilia si è già adeguata, in risposta alla domanda del mercato del nuovo turista che viene in Versilia con ombre e chiaroscuri del web 2.0

Sotto la maschera cova la Ri-Evoluzione a Km Zero

“Al contrario dei repentini spostamenti del potere o delle politiche, l’insurrezione in corso comporta un cambiamento nella posizione che rivendica il senso delle proporzioni. È necessario, come ha detto James Scott, cessare di pensare come Stato, come se fossimo lassù in alto e come se dalle alture del potere ci proponessimo di aggiustare il mondo. Come dice Scott, tutta quell’ostinazione nel voler migliorare la condizione umana dall’alto ha fallito. È ora di abbandonarla.”

Ma, chi è Gustavo Esteva che incontriamo a Lucca l’11 Aprile 2013? Lui si definisce “un attivista sociale e un intellettuale pubblico deprofessionalizzato”. Messicano, dopo una intensa e avventurosa vita militante prima, e aver occupato importanti incarichi governativi poi, la sua prospettiva politica e sociale venne cambiata dall’incontro con Ivan Illich, di cui diverrà amico e collaboratore. Oggi vive nella regione di Oaxaca, dove ha fondato un’originale Università della Terra, conforme alle idee di Illich sul libero apprendere, in tandem con la analoga esperienza condotta in Chiapas da Raymundo Barraza. A mio semplice avviso è oggi uno dei più grandi pensatori ed intellettuali che abbiamo in circolazione…

Un’insurrezione percorre il mondo. Alcune sue manifestazioni sono sotto la vista di tutti: la primavera araba, gli indignati spagnoli, le manifestazioni greche, gli Occupy Wall Street….Ma pochi hanno percepito le radici di questa insurrezione e i suoi contenuti più importanti: sebbene essi siano alla portata di tutti, pochi riescono a vederle. Quale è il suo significato? È realmente un’insurrezione? Potrebbe già essere l’espressione del processo che pone fine ad un’era e smantella il regime economico e politico dominante? Quali sono i suoi rischi e le sue potenzialità?

E’ corretto parlare di insurrezione nel caso di questi movimenti, ma anche di una serie di scelte personali effettuate assieme ad altri, di uscita dal mercato capitalista iniziando a praticare forme di scambio diretto?  Ricordo che la parola Persona è uno degli archetipi junghiani (dal latino, “maschera dell’attore” ma anche  “per-sonare”, perché veniva usata anche per amplificare la voce) ed indica il ruolo che il soggetto interpreta nel contesto sociale in cui agisce.

Scrive Esteva nell’introduzione del suo libro “Antistasis – l’insurrezione in corso“: <<In un’intervista con Julio Scherer del 10 marzo 2011, il subcomandante Marcos ha spiegato perché si considerasse un ribelle sociale, impegnato in cambiamenti radicali e profondi e non un rivoluzionario: “Perché un rivoluzionario si propone fondamentalmente di trasformare le cose dall’alto e non dal basso, a differenza del ribelle sociale…il quale sta lavorando dal basso senza porsi l’obbiettivo del potere”.>>

L’influsso del pensiero di Illich appare evidente laddove scrive <<Abbiamo bisogno di recuperare il senso della proporzione, che non esiste al di fuori del senso comune, proprio delle comunità. Contro la società dello sperpero, della distruzione e dell’ingiustizia […] possiamo opporre il valore della rinuncia sensata e responsabile al superfluo in nome di mete sociali che rinuncino per sempre all’idolatria della crescita economica.>>

E ancora Esteva aggiunge: <<Siamo chiaramente di fronte a una ribellione , al tipo di atti che costituisce la sostanza di ogni autentica rivoluzione. […] (la Ri-Evoluzione a Km Zero propugnata dal M5S in Italia aggiungo io n.d.r.) L’aspetto innovativo di questa ribellione è la convinzione generale dei suoi protagonisti, che si basa sull’esperienza di tutte le lotte precedenti, di fronte alle quali sentono di non poter delegare ad altri le proprie capacità e responsabilità di comando nel condurre la trasformazione. […] Le iniziative su piccola scala che danno forma alle insurrezioni in corso, sono una chiara anticipazione della società in divenire, però devono realizzarsi in lotta con un sistema aggressivo e ostile, che le contrasta continuamente, procurando loro gravi danni. […]  non sono sufficienti le forme di solidarietà e di mutuo appoggio, che  già stanno offrendo le ampie coalizioni formate dagli scontenti. […] E’ necessaria la sollevazione. Dobbiamo realizzare quello che in Messico 5 anni fa hanno proposto gli zapatisti e che molti si sono affretti ad archiviare. Non deve confondersi con la “via armata” che alcuni gruppi cercano tuttora di perseguire, perchè l’insurrezione sarà pacifica e democratica, tanto pacifica quanto le circostanze lo permettano e tanto democratica quanto sarà possibile. >>

Siamo arrivati a un punto in cui chi non ha paura della fame – che incalza di nuovo un numero sempre maggiore di persone – ha paura di mangiare – per via della crescente coscienza sugli ingredienti nocivi contenuti negli alimenti offerti dal mercato.
La gente reagisce. Sono in atto lotte rivendicative per modificare leggi e politiche governative e per regolare e porre un freno alle azioni del gruppo di società che controllano l’80% del commercio mondiale degli alimenti e cercano di controllarne anche la produzione.

Il sistema educativo si trova in crisi: non prepara la gente alla vita e al lavoro ed emargina la maggioranza della popolazione. Il primo prodotto del sistema scolastico sono i “disertori”: il 60% dei bambini che accede quest’anno alla scuola non potrà arrivare al livello che nei loro paesi è considerato obbligatorio, cosa che significherà per loro una discriminazione permanente, privi come saranno di
questo nuovo tipo di passaporto, indispensabile per circolare nella società moderna. Quelli che imparano a consumare questo nuovo tipo di merce chiamata educazione e impiegano 20 o 30 anni per ottenere solidi diplomi, non trovano lavoro: nove di ogni 10 persone di quelle che si iscrivono nelle università messicane non potranno mai lavorare nell’ambito di quello che hanno studiato. La crisi del sistema educativo è riconosciuta in tutti i paesi e dagli anni ’90 ha assunto tanta visibilità come quella che ha oggi la crisi finanziaria.

Come nel caso dell’educazione, si fanno innumerevoli sforzi per riformare il sistema sanitario che il sistema capitalista provvede a smantellare a partire dal servizio pubblico a mantenere la salute dei cittadini. Parallelamente, prolificano terapie alternative che cercano di evitare gli effetti maggiormente dannosi e le incompetenze del sistema sanitario dominante. Si diffondono iniziative che sfidano apertamente il sistema stesso e rompono con le nozioni dominanti di malattia, salute e con quella di corpo e mente, sviluppano pratiche autonome di guarigione, recuperano tradizioni terapeutiche che erano state marginalizzate e squalificate dalla professione medica e abilitano forme di comportamento più sane e forme di cura più umane, radicate nelle case e nelle comunità.

L’aspetto innovativo di questa ri-evoluzione in atto è la convinzione generale dei suoi protagonisti, che si basa sull’esperienza di tutte le lotte precedenti, di fronte alle quali sentono di non poter delegare ad altri le proprie capacità e responsabilità di comando nel condurre la trasformazione. Non si mostrano disposti a delegare tutto a un gruppo di dirigenti, compresi quelli usciti dalle loro proprie fila, perchè diano forma alla nuova cornice legale e istituzionale che delimiterà il nuovo stato di cose, il prodotto della rivoluzione. Per non ripetere l’ esperienza storica, nella quale molte volte sono stati espropriati di quanto conseguito, cercheranno di mantenere il controllo del processo politico del processo. Hanno imparato a farlo in assemblee e coalizioni sempre più ampie, in cui si raggiungono accordi tra quelli che partecipano con una rappresentanza a termine e soggetta a mandati molto precisi, sempre sottoposti alla convalida da parte dei rappresentati. Niente di questo, che richiede immaginazione e creatività sociologica e politica, deve essere deciso in precedenza. Uscirà dal di dentro del proprio processo politico, quando sarà il momento.

Howard Zinn ha insistito tutta la vita nel dimostrarci che le grandi rivoluzioni non sono l’opera dei grandi leaders o di violenti terremoti sociali. Celebrò e riscattò dall’oscurità le innumerevoli piccole azioni di persone sconosciute che producono i grandi cambiamenti sociali. Sapeva fino a che punto gesti del tutto marginali possono convertirsi nelle radici invisibili del cambiamento. Ci urgeva vedere il cambio rivoluzionario come qualcosa di immediato, tanto vicino come i palmi delle nostre mani: è qualcosa che dobbiamo fare oggi, in questo istante, lì dove viviamo, dove lavoriamo o studiamo. Implica il cominciare da ora a disfarci di tutte le relazioni autoritarie e crudeli tra uomini e donne, padri e figli, differenti classi di lavoratori per trasformare la nostra vita in un nuovo rapporto di ambito di comunità che stiamo personalmente provvedendo a ri-creare…

http://www.democraziakmzero.org/files/2012/02/Linsurrezione-in-corso-di-Esteva.pdf

 

Domenica 14 “Firma Day” per la Legge d’Iniziativa Popolare Rifiuti Zero

Comunicato Stampa

Pietrasanta Piazza Duomo

10-13 / 15-19,30

Domenica 14 aprile il popolo della Strategia Rifiuti Zero taglierà il nastro di partenza dell’importante percorso di democrazia diretta che siamo chiamati tutti, responsabilmente, a percorrere. La proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero, dopo esser stata depositata in Corte di Cassazione il 27 marzo scorso, verrà presentata ai cittadini al fine di esser sottoscritta. E’ il risultato del contributo di cittadini, comitati associazioni in ambito nazionale (vedere il sito per l’elenco dei partecipanti) ed esperti di fama internazionale, a proposito della possibile riduzione dei rifiuti nell’ambito della “Campagna Mondiale Rifiuti Zero entro il 2020” sostenuta dalla Global Alliance for Incinerators Alternatives (www.gaia.org) ed a livello italiano da Zero Waste Italia (www.ambientefuturo.org) .

La Rete Ambientale della Versilia avrà il proprio banchetto per la raccolta firme a Pietrasanta in Piazza Duomo con orario 10-13 / 15-19,30

La strategia Rifiuti Zero si pone l’obiettivo di far rientrare il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti delle risorse del pianeta, riducendo l’“impronta ecologica” dell’uomo sul pianeta. Questo può avvenire tramite l’eliminazione degli sprechi da un lato e la totale reimmissione dei materiali trattati nei cicli produttivi dall’altro. Quindi massimizzando, nell’ordine, la riduzione dei rifiuti, il riuso dei beni a fine vita, il riciclaggio e minimizzando, nell’ordine, tendendo a zero al 2020, lo smaltimento, il recupero di energia e il recupero di materia diverso dal riciclaggio.

La legge Rifiuti Zero è promossa da associazioni, realtà sociali e comitati territoriali che mirano ad una riforma strutturale del sistema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti e che punta fortemente sull’educazione ambientale. Se approvata la Legge Rifiuti Zero rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione verde basata sulle parole sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione, lavoro.

Impegnati per il rispetto dell’informazione continua e trasparente per le comunità in materia di ambiente e rifiuti, riteniamo la campagna Rifiuti Zero un importante momento di coinvolgimento e diffusione di informazione su buone e cattive pratiche, finalizzato a promuovere la partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni istituzionali per la gestione dei rischi ambientali e sanitari in tutte le fasi connesse al ciclo dei rifiuti (Convenzione di Aarhus 26.6.1998, Direttiva 2003/35/CE, Direttiva “2008/98/CE).

Il valore della democrazia diretta e partecipata viene pertanto ribadito nella volontà di rispettare finalmente il risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali nonché della sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 2012, che esclude l’obbligo dell’assegnazione del servizio tramite gara, ma permette l’affidamento diretto a proprie società interamente pubbliche, così come previsto dalla legislazione europea.

Il territorio versiliese ha subìto per anni una scellerata gestione dei rifiuti che ha provocato danni ambientali, economici e di salute incalcolabili. Adesso è il momento di cambiare totalmente questo stato di cose imponendo dal basso una legge che permetta a noi e ai nostri figli un futuro sostenibile.

 

RETE AMBIENTALE DELLA VERSILIA

La fine della moneta unica

Con una narrazione rigorosa – il libro del prof.Alberto Bagnai “Il Tramonto dell’Euro” professore associato di Politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara che a Livorno il 6 Aprile 2013 ce lo ha presentato, è pieno di dati reali, riscontrabili nei database delle principali istituzioni economiche mondiali (a differenza delle chiacchiere da bar dello sport di chi esalta le mirabilia dell’euro e diffonde notizie terrorizzanti sulle disgrazie che ci capiterebbero nel caso di un suo abbandono) – ma altresì avvincente e spesso esilarante. Il professor Bagnai ci illustra chiaramente nell’interesse di chi è stata fatta la sciagurata operazione di aggancio alla moneta unica (del nord europa, area ex marco). Tale operazione, inutile in aree economicamente omogenee (Aree Valutarie Ottimali) e dannosa in caso di aree squilibrate per quelle meno forti, è servita a rafforzare il surplus del nord europa vs sud europa (PIIGS) ed a svendere a tale area forte la nostra economia (che con l’oscillazione della moneta nazionale, che non è una eresia, ma risponde alla banale legge domanda/offerta, aveva comunque margini di difesa). Questa operazione è stata avallata al nostro interno perché, con la scusa del vincolo esterno (è l’EUROpa che ce lo chiede!), non potendo più svalutare la lira si sono svalutati i salari dei lavoratori (direttamente o mediante lo smantellamento dello stato sociale). Paradossale (ma non tanto) è il fatto che anche le classi lavoratrici del nord (Germania) hanno subito le conseguenze di tali politiche (mini jobs e precarizzazione del lavoro: riforma Hartz), alla faccia del tanto (in Italia) mitizzato lavoratore della Volkswagen (che comunque percepisce uno salario doppio del nostro omologo italico): riprova del fatto che le politiche liberiste stanno agendo ovunque a senso unico, aumentando il divario tra i pochi che hanno sempre di più e i tanti che hanno sempre di meno.

Il buon senso (e la teoria della moneta) insegnano che il debitore sottostante alla moneta stessa la garantisce con il suo profilo di solvibilità. Non ci vuol molto a capire che mettere insieme debitori con solvibilità tanto diversa (Germania / Grecia p.es.) avrebbe creato qualche scompiglio, andando ad intaccare i fondamentali stessi del libero mercato, come di fatto è avvenuto. Ed a quei tempi c’era qualche prode commissario che volle “..andare in Europa..” mettendo le mani nelle tasche dei soliti italioti, entusiasmati da una casta che vedeva ampliati i propri spazi al di là dei posti disponibili in Italia! E l’Italia è uno dei Paesi con maggior incentivo ad uscire dall’Eurozona (Merril Lynch, Woo&Vamvakidis, luglio 2012). La tesi dell’autore è molto più europeistica di tanti speculatori politici: si può stare benissimo in un’Unione Europea politica, senza prestare il fianco ai giochetti finanziari internazionali facilitati da una valuta fittizia e per noi straniera, se solo si pone in essere una vera strategia comune, ed una seria difesa del Paese, a partire dalla creazione di prodotto fatto in Italia con una propria valuta nazionale, non dal gioco fumoso della finanza vodoo.

Ormai ad essere in gioco, secondo l’autore, non è più soltanto l’economia dell’Italia, la sostenibilità dei suoi bilanci, ma la democrazia stessa, perché questa è una crisi non più soltanto economica, ma politica nel senso autentico del termine e quindi una crisi sistemica della democrazia nel continente europeo. Occorre ridefinire i termini e i concetti chiave della nostra società ed “il tramonto dell’euro” analizza il contesto politico ed economico, identifica i responsabili e cerca di abbozzare il dopo euro, richiamando il lettore e il cittadino alle proprie responsabilità.

Soprattutto nel fatto che a nostro avviso, accanto alla crisi sistemica di un modo di vivere da indipendenti la società dei consumi che abbiamo scoperto limitata quanto lo sono le risorse della terra e finita l’illusione del pensiero mainstream della crescita infinita, questo periodo sta insegnando a tutti noi a ri-conoscere gli altri, come elementi indispensabili a ri-scrivere un nuovo patto sociale di comunità anche con noi stessi. 

http://libri.archeologia.com/1000/il-tramonto-delleuro-di-alberto-bagnai.html

http://www.ibs.it/code/9788897949282/bagnai-alberto/tramonto-dell-euro.html

Il Ragionevole Dubbio

A EcoVersilia di Pietrasanta domenica 24 si è affrontato il tema delle vaccinazioni pediatriche, con il  dott. Eugenio Serravalle, per cercare di saperne di più e fare una scelta consapevole. La salute del bambino ha radici lontane, fin dal suo concepimento: dal benessere fisico e psichico della madre (che è in simbiosi con il figlio), dalla sua alimentazione, dalle medicine assunte dalla donna incinta, spesso troppo forti e non appropriate, e dalle visite, a volte inutili e invasive per il feto, che possono avere ripercussioni successivamente. Il parto, a sua volta, momento determinante per madre e figlio, può essere fonte di gioia e salute, o può invece divenire tragico e invasivo per entrambi. Fondamentale per le difese immunitarie è poi sicuramente in primo luogo l’allattamento materno e la sua durata, ma anche la successiva alimentazione, che dovrebbe essere ricca di cereali, frutta, verdura, e povera di zuccheri (fonti di obesità e disfunzioni) e anche di proteine animali. La salute dunque è un processo complesso che parte lontano, e che si sviluppa nel corso di tutta la vita del bambino. Ma quando si parla di salute e difese immunitarie, la medicina ufficiale oggi ci bombarda culturalmente e anche proprio fisicamente con una pratica unica di prevenzione: i vaccini. Così oggi i neonati vengono sottoposti, nell’arco dei primi 15 mesi di vita, a ben 25 vaccinazioni (compresi i richiami), in maniera indiscriminata. E le vaccinazioni continuano nell’arco della vita. Ma i vaccini rafforzano effettivamente le difese immunitarie? Sono necessari? E quali sono gli effetti secondari delle vaccinazioni? I medici informano adeguatamente i genitori al riguardo?

fratelli tremante
Ci dovremmo chiedere infatti, se un neonato, con un sistema immunitario ancora in formazione e fragile, possa sopportare l’inoculazione di così tante malattie in maniera ravvicinata. Ciò richiede molte analisi, articolate e complesse. Invece gli studi al riguardo sono pochi. Quelli che ci sono, tenuti poco divulgati, parlano di molteplici e complesse reazioni, in seguito ad alcuni vaccini, che vanno dalle più gravi (casi di morte, autismo, dislessia) fino ad un aumento notevole di patologie allergiche nei bambini supervaccinati, in seguito ad una iperstimolazione del sistema immunitario fin dai primi mesi di vita. I bambini poi sembrano ammalarsi sempre più frequentemente e la guarigione appare più lenta. Difficile anche sapere cosa possano provocare, alla lunga, sull’individuo adulto queste dosi massicce di vaccinazioni di massa. E cosa accada anche alle malattie stesse: alcuni medici ritengono che certi virus sembrino mutare difronte ai vaccini e possano divenire più aggressivi, rendendo ancora più difficile una efficace difesa immunitaria. Le questioni sollevate sono dunque molte: tutti i vaccini sono in grado di proteggere dalla malattia o ci sono malattie che i bambini contraggono nonostante il vaccino? Quanti sanno che i vaccini sono veicolati con sostanze tossiche come la formaldeide e il mercurio che possono causare gravi danni cerebrali? Quanto dura in realtà poi l’effettiva copertura vaccinale? Tutti i bambini hanno bisogno nello stesso tempo degli stessi vaccini, o sarebbe opportuno valutare lo stato di salute di ciascuno prima di procedere? Perché non ci sono informazioni adeguate al riguardo? Coloro che “pubblicizzano” e promuovono i vaccini potrebbero avere altri interessi oltre la salute dell’umanità?
Di fronte alle reazioni che possono emergere dopo una vaccinazione esiste infatti in Italia una sorta di atteggiamento omertoso che rende veramente difficile ai genitori segnalare alle autorità mediche competenti le reazioni avverse, come sarebbe loro diritto. Se dunque gli effetti collaterali, o reazioni avverse sono segnalate come rare è anche perché i genitori sono quasi messi nell’impossibilità di segnalarle. O perché alcuni genitori non pensano che alcuni disturbi, comparsi nel figlio anche dopo qualche settimana o mese dall’inoculazione, potrebbero essere ricollegabili alla vaccinazione stessa, perché non c’è abbastanza informazione al riguardo. Per questo il CoRIV (coordinamento per la ricerca e l’informazione sulle vaccinazioni) ha fatto partire un censimento per raccolta dati di reazioni avverse da vaccino:

 http://www.coriv.org/raccolta-dati/indagine-conoscitiva-nazionale-delle-associazioni-per-la-liberta-vaccinale/

Da manuale è l’esempio della vaccinazione di massa promossa in Italia e anche in Toscana contro l’HPV. Sul sito del ministero della salute leggiamo che Italia è il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica contro il Papilloma virus (HPV), l’agente virale che può essere causa di infezioni genitali femminili e, a lunga distanza, anche del tumore della cervice uterina. Il sito afferma che la vaccinazione contro l’HPV è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione. Inoltre si ricorda che il vaccino non sostituisce lo screening periodico attraverso il PAP test, attualmente raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, ricordando che la prevenzione é l’arma sicuramente più efficace per una diagnosi veloce.

Tuttavia non tutti sono daccordo sull’utilità di questo vaccino, addirittura i vaccini anti papilloma (HPV) potrebbero creare problemi per la salute. L’affermazione arriva non da qualcuno qualunque ma dall’Agenzia medica svedese: in un recente rapporto, l’agenzia governativa svedese per la valutazione medica (SBU), ha raccomandato al Consiglio Nazionale per la Salute e Previdenza di modificare la strategia di prevenzione del cancro al collo dell’utero. Gli studi sono insufficienti e incerti sugli effetti preventivi del vaccino contro il cancro. Con la vaccinazione generale é probabile che meno donne si sottopongano a visite ginecologiche di controllo causando nuovi rischi per la salute. Il modo in cui la pubblicità ingannevole fatta al vaccino aumenta le speranze, è un tradimento alle donne – sottolineano la direttrice e il manager dell’agenzia governativa svedese per la valutazione medica.

Per  concludere, occorre sottolineare che alcuni medici hanno  dedicato gran parte della loro vita allo studio di questa complessa materia e ritengono che la scomparsa di certe malattie nel corso dei secoli sia dovuta piuttosto alle migliorate condizioni igieniche, alla case riscaldate, e ad una migliore alimentazione, e non alle vaccinazioni. E dunque lottano per fornire un’informazione il più completa e approfondita possibile, perché ritengono che ogni genitore dovrebbe essere adeguatamente a conoscenza di una materia così delicata, che riguarda la salute e la vita dei propri figli.

L’articolo è tratto da: Vaccinazioni quanto ci difendono?

http://www.ecoversilia.it/vaccinazioni-quanto-ci-difendono/

Vaccini, tra obbligo e informazione

 

L’ ABC dei Beni Comuni

Beni comuni, commons, recursos comunales. Sono parole entrate prepotentemente nel dibattito politico e sociale mondiale. In poco tempo sono diventate parola d’ordine dei movimenti di opposizione alle strategie di governance della crisi finanziaria globale attuate dai governi e dagli organismi sovranazionali, dal movimento degli indignados ad occupy wall street fino ai comitati referendari italiani in difesa dell’acqua pubblica. In realtà le prime battaglie in difesa dei beni comuni sono nate in America Latina, in Chiapas, in Brasile, così come in Bolivia e in Ecuador, per estendersi poi fino a Parigi nella lotta per l’acqua pubblica, ovunque in risposta ad un momento di aggressione alle risorse pubbliche ed accessibili, da parte di governi e multinazionali.

Sul piano teorico poi i beni comuni sono diventati oggetto di ricerca e studio nel mondo da alcuni anni, tanto da valere il premio nobel nel 2009 all’economista statunitense Elinor Ostrom, autore dello studio “Governing the commons”. Ma cosa si intende precisamente per beni comuni? Per beni comuni intendiamo quei particolari beni condivisi e percepiti come tali da una comunità, dalle risorse naturali al territorio, dai diritti di proprietà intellettuale all’accesso alla rete e all’istruzione, non suscettibili di divenire merce e quindi fonte di profitto, neanche per diminuire i debiti sovrani nei vari paesi. Risorse naturali quindi così come spazi sociali, culturali, digitali.

Per capire cosa sta succedendo oggi, dobbiamo tornare un po’ indietro: il neoliberalismo è stato la risposta americana alla crisi petrolifera degli anni 70. La ricetta antikeynesiana di Reagan, secondo cui I governi non erano più la soluzione, bensì il problema, è stata quella di smantellare il welfare e dare spazio a riforme di privatizzazione sfrenata. Il neoliberalismo politico e il neoliberismo economico sono divenuti egemonici su scala globale, presupposti indiscutibili dei governi di destra quanto di sinistra, ma allora non c’era una piattaforma alternativa allo statalismo di Keynes e al neoliberismo.

Adesso ci troviamo per Mattei in un passaggio successivo perché c’è una piattaforma alternativa su cui lavorare, quella dei beni comuni: un capitale culturale costruito dal basso da difendere a tutti I costi. Abbiamo per Mattei una responsabilità storica importante: fare in modo che questa piattaforma possa diventare preminente anche nell’azione politica dei movimenti, nel momento in cui quella neoliberista sta dando dei segnali di forte crisi. Il concetto di bene comune supera la tradizionale opposizione destra/sinistra; infatti liberalismo e socialismo condividono la logica escludente che divide il mondo in beni privati e beni di proprietà dello stato. È il momento quindi di proteggere questa piattaforma che si fonda sull’impegno politico partecipato e quotidiano, sulla qualità, la gestione condivisa, la cittadinanza attiva, la sostenibilità. Tutto ciò rappresenta un modello di critica forte alla concentrazione del potere privato e pubblico e al dominio dell’uomo sulla natura. E’ necessario trovare gli strumenti politici per attivare questo modello alternativo.

Per Mattei, affianco al consolidamento degli esiti referendari, la battaglia deve proseguire su tanti fronti: investendo nella costruzione di qualità del pensiero, di consapevolezza critica, alfabetizzazione ecosostenibile e pensiero sistemico, attraverso scuola e università e tramite una legge su stampa e televisione, vandalizzate negli ultimi vent’anni; connettendo la lotta per i beni comuni con la lotta contro la guerra e la sopraffazione di un popolo sull’altro, tagliando le spese militari e facendo partire un processo costituente dal basso europeo e mediterraneo; promuovendo la prevenzione civile, la difesa e il monitoraggio del territorio invece di grandi opere inutili e interventi di emergenza a disastri avvenuti.

Puntare sulla crescita economica è fuorviante, argomenta ormai da tempo Mattei, perché oggi nel mondo esiste un problema di distribuzione che è più grande del problema della produzione. Produciamo troppo e in modo insostenibile, ma non riusciamo a distribuire equamente. La distribuzione, su cui il modello dei beni comuni si basa, permette di trasformare in tempi brevi un modello quantitativo in uno qualitativo, ponendo l’accento su cosa si produce e come, cosa si consuma e come.

Nel modello dei beni comuni c’è una chiave di lettura della realtà che mira a trasformare il potere fino ad arrivare a un modello di comportamento in cui non si parla più di potere, ma di relazione. Per questo stiamo assistendo già ad un’operazione durissima di marginalizzazione dei movimenti che promuovono tale modello per il potenziale rivoluzionario che esso ha in sé, che passa attraverso pratiche buone e virtuose come le esperienze di resistenza che vediamo oggi. Queste esperienze ci dicono che non si risolve questa crisi sistemica con delle strategie tecniche aumentando o diminuendo semplicemente le tasse o le imposte, ma rendendo invece le condizioni di vita degli esseri umani compatibili con quelle del resto del pianeta. Ciò che va rivisto è la relazione tra individuo e ambiente, dove il governo statele e locale non è proprietario, ma è amministratore di un bene comune.

Così descritta, la piattaforma dei beni comuni diventa un valido paradigma di azione verso un modello di sviluppo alternativo, soprattutto quando si ferma a descrivere l’esempio della trasformazione di una SPA di Napoli che si occupa della distribuzione dell’acqua a Impresa ABC Acqua Bene Comune dove vede la stratte partecipazione alla sua gestione di cittadini, dipendenti, tecnici e ambientalisti.

Ma soprattutto l’idea della gestione dei Beni Comuni, pone volontariato, politica del territorio ed attivismo al centro di una nuova idea di cittadinanza, non più intesa come esercizio individuale di diritti di proprietà e di uso privatistico dei beni, ma come servizio civile all’interno di una comunità che si dà regole per gestire le risorse comuni, siano esse l’acqua o la terra, una piazza o un teatro, l’educazione o la rete internet. Una cittadinanza che dica forte che abbiamo tutti tanto in comune.

http://www.sci-italia.it/index.php/blog/131-dal-nuovo-numero-di-centofiori-verso-un-nuovo-paradigma-i-beni-comuni-secondo-ugo-mattei

 

La Eco.Casa dei Bio.Sensi

La Bioarchitettura funzionale di cui l’arch. Viviana Deruto Presidente ass.ne di architettura e Geobiologia di La Spezia è una eminente rappresentante, ci spiega in questo suo intervento che “fonda i suoi principi sulla conoscenza e sulla ricerca dei dettami dell’architettura tradizionale e del patrimonio storico architettonico italiano ed europeo, basati sulle esigenze bioclimatiche, sui materiali locali e sui bisogni funzionali dei fruitori dell’ambiente costruito.
La bioarchitettura funzionale  pone l’uomo al centro della progettazione dell’ambiente costruito. Lo scopo della progettazione è la ricerca del benessere psicofisico dell’individuo.
I principi della bioarchitettura potranno quinid essere la chiave di volta intorno alla quale dobbiamo necessariamente costruire un modo nuovo e virtuoso di intendere il paesaggio? Ciò che progettiamo e costruiamo, oggi più che mai, si deve integrare con la natura circostante, rispettandone le dinamiche. L’architettura è l’arte, la disciplina attraverso la quale l’uomo pone la sua impronta sulla terra e le Istituzioni in primo luogo devono impegnarsi per fare in modo che tale impronta si inserisca nel contesto naturale in maniera equilibrata. Al paesaggio naturale dobbiamo abbinare un paesaggio architettonico armonioso che sappia rappresentare un patrimonio straordinario per le generazioni future.

Per ultimo, non scordiamoci che il difetto dell’edilizia tradizionale sconta materiali che non resistono all’usura del tempo, non fanno traspirare i nostri edifici con la pericolosa accumulazione di condense e muffe all’interno delle nostre case, hanno importanti dispersioni energetiche e le vernici e materiali utilizzati non sono idonei a mantenere in costante sicurezza la nostra salute, provocando altresi allergie o magari qualcosa di più serio a noi e ai nostri cari.

Solo attraverso la sapiente relazione costruita tra le pietre del passato e la natura, i nostri avi ci hanno lasciato opere meravigliose che hanno fondato il nostro sapere ed il nostro valore civile.Oggi noi abbiamo lo stesso compito, quello di lasciare un’eredità virtuosa a coloro che abiteranno la terra dopo di noi. I cambiamenti climatici e lo stato di salute dell’ambiente che ci circondano ci impongono inoltre scelte sostenibili che non possiamo permetterci di rimandare magari semplicemente utilizzando materiali naturali per rivestire e ricoprire i nostri solai o i cappotti per coibentare le nostre case. Naturalmente quindi non si potrà più pensare di prescindere dall’analisi preventiva delle condizioni geologiche, tettoniche ed idrogeologiche del terreno e dall’adozione di pratiche di bioedilizia e bioarchitettura poiché da esse dipendono il benessere psicofisico della comunità e le esigenze dell’ambiente che ci circonda.

 

La sovranità violata

Francuccio Gesualdi rilascia in esclusiva per il MoVimento 5 Stelle di Viareggio il 17/03/2013 una intervista ed una approfondita chiacchierata con domande e risposte con E.Santambrogio e S.Rizzo, sulla moratoria necessaria sul debito pubblico italiano, la necessità di ritrovare la nostra sovranità monetaria per recuperare la localizzazione della nostra produzione e considerazioni sull’Europa che vorremmo e che invece ci ritroviamo, legati ad interessi meramente speculativi e quasi esclusivamente economici…

Gli ultimi fatti di Cipro e la crisi innescata sulla sovranità nazionale di una piccola isola, vede l’Europa che vuole salvarla dal crack finanziario coinvolta a suo malgrado da interventi speculativi che vanno oltre la capacità di un paese di far fronte ai propri debiti accumulati.Quello che sta succedendo là, ci riporta prepotentemente a riflettere su quale Europa vorremmo e in quale Europa invece siamo. Una istituzione che non riesce ad essere solidale con gli altri paesi se non imponendo misure draconiane di rigore e austerità, che stanno facendo affondare le economie dei paesi mediterranei e mettendo in forte dubbio quel patto che vide ormai tanti anni fa nascere l’Europa su un’alleanza che pur basandosi su accordi economici, prospettava ai suoi popoli la possibilità di creare una grande area di scambio commerciale, del lavoro, ma anche turistica, culturale e delle idee legate a ideali di democrazia e partecipazione di tutti i  cittadini.

Interessante è la proposta dell’emissione di una cambiale sociale da parte dello Stato, che preveda la circolazione di un documento di credito cioè di un titolo legato alla fiducia in una istituzione riconosciuta da tutti i cittadini proprio fra quelle imprese che vantano a tutt’oggi importanti credito verso lo Stato, le regioni, province o comuni, che sono rimasti indietro negli importanti pagamenti per forniture di beni o servizi e che darebbero ossigeno ad una economia sempre più asfittica di liquido, cioè di denaro e che ammonta ormai a ben 48 miliardi di euro da avere dalle pubbliche amministrazioni.Un titolo di credito che diventerebbe una sorta di moneta complementare che circolerebbe in parallelo all’euro, non dovendo scegliere di uscirne a breve e che favorirebbe quell’economia nazionale senza l’emissione di denaro a debito e pagamento di relativi e troppo fin qui già pagati, onerosi interessi anatocistici.

Ancora più in fondo a queste problematiche che Francuccio gestisce e commenta sempre con grande competenza ed interesse, nella successiva chiacchierata, ci servono per farci comprendere come certi argomenti vadano affrontati per risolvere la questione di un futuro che tutti noi vediamo sempre meno chiaro e che certamente non potremo permetterci ancora per molto di rinviare di mettere al centro della politica prossima, ma che dovremmo da subito prendere per mano per poter coinvolgere la cittadinanza e le istituzioni in un braccio di ferro che si rivelerà duro, ma necessario per ribaltare una crisi che sempre più sta trasformando il nostro modo di essere. Come mettendo in discussione in primis proprio quegli stili di vita che hanno caratterizzato la nostra società, il modello di vita ed isolato per troppi lunghi anni…L’Europa ci ha regalato decenni di pace e prosperità, ma anche una crisi devastante come una guerra come quella che stiamo vivendo: è giunta l’ora di ritrovare l’orgoglio, il coraggio, la nostra identità, la posta in gioco è ridisegnare il futuro del nostro paese!

La truffa della Finanza di Progetto

Ivan Cicconi spiega a Lucca e grazie al MoVimento 5 Stelle locale il 9 marzo 2013, con riferimenti storici e dettagli tecnici puntuali la truffa del cosiddetto “project financing“. Le Grandi Opere che finiscono regolarmente a carico dello Stato, i cui costi sono occultati nei bilanci di società private (come ad esempio per tutte quella della TAV, n.d.r.). In sostanza ogni Grande Opera la pagano i cittadini attraverso le loro tasse per creare lavoro inutile in sé, ma utile ai partiti e alle lobby.Quanto vale oggi questo debito occulto? Forse il 10% del debito pubblico attuale, 180 miliardi di euro. Quando emergerà (ed emergerà prima o poi) il Paese andrà a picco. Anche per costruire gli ospedali adesso si usa la tecnica del project financing. Se c’è bisogno di un ospedale il pubblico mette metà delle risorse, l’altra metà la mette il privato che in cambio gestisce una serie di servizi non sanitari. In cambio si paga un canone per una durata che va da 15 a 30 anni che può anche triplicare il valore dell’immobile costruito o dei servizi erogati.

Il project financing è esattamente una talpa che provoca un debito pubblico futuro che prima o poi inevitabilmente emergerà, questa talpa è già partita da molti anni, dall’inizio degli anni 90, dal dopo Tangentopoli in poi e emergerà prima o poi perché è un debito occultato. I debiti dei project financing o delle società di diritto privato di proprietà pubblica, non figurano nel 120% del Pil, ma sono debito pubblico a tutti gli effetti, nascosto nella contabilità di società di diritto privato che prima o poi emergerà. Quando sarà questo momento è difficile dirlo, ma certamente non sul lungo periodo, e in quel momento queste grandi opere se sono partite resteranno al palo e comunque esploderà questo debito che si riverbererà su tutti noi, sull’economia complessiva!

Queste opere debbono avere la caratteristica di nessun collegamento con il territorio, ma soprattutto, inevitabilmente, sono sganciate dal passato e soprattutto dal futuro, perché se ci confrontiamo nel merito sull’utilità a chi servono queste opere, ci accorgiamo che non servono a nessuno, sono inutili.
Servono alla politica sicuramente, ma soprattutto alla classe dirigente di questi Paesi occidentali, capitalisti, che vive esclusivamente nel presente. Noi abbiamo ormai una classe dirigente, e dentro ovviamente metto non solo il ceto politico, ma anche i banchieri, i dirigenti di queste imprese, scatole vuote, che vivono solo e esclusivamente con i parametri del presente, debbono strutturalmente, proprio per come vivono e sono inseriti nell’economia e nella politica, debbono vivere sul risultato dell’oggi e debbono prescindere completamente dai risultati futuri, è una classe dirigente che vive esclusivamente sul presente e che inevitabilmente si presenta come l’apprendista stregone, perché non ha assolutamente la capacità o la consapevolezza degli effetti dei provvedimenti che sta prendendo sul medio e lungo periodo. Pensano a abbassare lo spread nell’arco di qualche giorno o di qualche settimana, ma dell’effetto dei provvedimenti che questi stanno assumendo sul medio e lungo periodo, sulle nuove generazioni, prescindono totalmente e non sanno assolutamente cosa stanno facendo.

Quando parlo dell’interesse solo del presente, per esempio della classe dirigente politica, parlo di una realtà nella quale i partiti nati nel secolo scorso come fusione tra Macchiavelli e Moro, cioè l’intervento nella realtà, il misurarsi con il compromesso ma anche l’utopia, il progetto politico, il cambiamento della società, quindi una prospettiva, il futuro… oggi i partiti sono esattamente l’opposto, realizzano il sondaggio e si adeguano al sondaggio. Quando dico che vivono, sono nel presente lo dico in questi termini, quindi (prevale sempre) l’interesse immediato…e cortomirante!

Il ruolo dell’informazione ovviamente è fondamentale, in questi anni non sono arrivate le informazioni tecniche e i numeri che potevano giustificare questa grande opera…e tante altre ancora come ospedali, ponti e edifici per lo più del tutti inutili per la comunità di riferimento anche del nostro territorio, se NON SOLO FUNZIONALI a quei partiti che fanno di una truffa legalizzata una fonte del loro potere (n.d.r.)…

Bisognerebbe fare molto, fermarli prima possibile, perché questi apprendisti stregoni che vivono su queste opere inutili, sulla finanza che impoverisce tutti noi, su questi provvedimenti che tagliano e svendono i beni comuni e peggiorano la situazione e la vita reale dei più deboli, debbono essere fermati al più presto, perché sono degli apprendisti stregoni che vivono nei privilegi del presente ma non sanno assolutamente quello che sarà il nostro futuro. Se non li fermiamo ci stanno portando verso la catastrofe! Passate parola!

per leggere tutto l’articolo:

http://www.beppegrillo.it/2012/03/passaparola_la_1.html#*ict2*

il video completo e le foto della serata a Lucca

Nuove E(ner)gemonie sul Cibo

“Ogni volta che compri qualcosa stai esprimendo un voto per il mondo che desideri” Anne Lappè

Lo studio di alcuni ricercatori presentato a Pisa l’8 marzo 2013 e riprodotto in questi video, ha come oggetto l’argomento cibo e nuove interdipendenze, che ha prodotto conoscenze e strumenti di analisi dei sistemi alimentari locali sostenibili, sia nei rapporti cittadino consumatore con la filiera agroalimentare, che delle nuove prospettive aperte nella produzione di energia da biodigestori anaerobici, cioè con processi di fermentazione di sostanze organiche e reflue in assenza di ossigeno. Al centro di questi studi c’è sempre il tema della ri-localizzazione nei rapporti tra produzione e consumo, di cibo ed energia e i percorsi per la gestione di queste attività, nella costruzione di modelli innovativi di sviluppo rurale e di organizzazione del sistema agro-alimentare. Cosi come fin’ora concepito, questo sistema dominante ha dimostrato in diverse occasioni, molte lacune che paradossalmente pongono il fianco di una filiera ormai diventata lunghissima in centri urbani sempre più strutturati solo per la logistica. Mentre d’altra parte, si mette in campo la sfida e i limiti nella produzione di energia e cibo a kilometri zero derivati dagli scarti reflui e da produzioni ad hoc di fattorie agricole, che si stanno trasformando in veri e propri strumenti di produzione agroenergetici.

I processi di globalizzazione mettono sempre più a dura prova un sistema che di fronte ad una crisi più evidente e profonda pone nuovi limiti, nuove egemonie, ma anche nuove prospettive e i cui vantaggi andranno sempre più valutati in basi alle reali esigenze locali di sostenibilità e riproducibilità, in cui il modello prevalente in questi anni ha visto un sempre più marcato e pericoloso allontanamento fra luoghi di produzione e consumo del cibo, rendendo molto fragile una filiera che a nostro avviso andrebbe completamente riformata.

La Salute in Versilia è Dis-Abile di Risorse


Dall’incontro alla Croce Verde di Viareggio del 18 febbraio 2013 su: “Il sistema disabilità in Versilia al tempo della crisi” intervento del prof.Angelo Puccinelli, presidente aps  Il Te.T.To…per noi ONLUS

La sanità pubblica dopo anni di ristrutturazioni e blocco del turn-over, ha subìto la pesante offensiva della “spending review” (Legge 1357 agosto ‘12 del governo Monti votata da Pd, Pdl, Udc, Terzo polo): che si inserisce in una manovra di attacco a diritti, lavoro, pensioni e salute di lavoratori e lavoratrici, in esecuzione delle direttive europee, per salvare le banche.

Questi tagli sul Servizio sanitario nazionale sono finalizzati a ridurre personale, posti letto, infrastrutture, servizi, medicine, vitto, e ad avviare la privatizzazione della sanità, da un sistema solidaristico ed universale, garantito dalla Costituzione, ad uno basato sulle assicurazioni e le cliniche private, come negli Usa.  La Regione Toscana, in anticipo sulla “spending review” è intervenuta su tre aspetti fondamentali del Servizio sanitario: la degenza, l’emergenza ed i tickets

- Degenza: nel 2013 oltre  ai tagli degli scorsi anni  è  prevista una riduzione di altri 2.000 posti letto, che porterà il tasso per 1.000 abitanti al 3.15 (il più basso d’Italia).
Emergenza: saranno tagliate oltre il 40% delle prestazioni mediche del 118, con l’abolizione della guardia medica e l’incremento dei servizi di emergenza affidati alle sole organizzazioni del volontariato; inoltre è previsto l’accorpamento delle centrali del 118 che da 12 diventeranno 3 in Toscana. Le conseguenze potranno essere pesantissime.
Tickets: sono aumentati considerevolmente, tanto da costare più delle equivalenti prestazioni private, incentivando l’utenza a servirsi del privato e provocando situazioni, più frequenti, nelle quali i cittadini non possono pagare il ticket e rinunciano alla prevenzione ed alle cure.

Se a ciò si aggiunge l’accorpamento dei laboratori analisi, i tagli alla farmaceutica, in particolare ospedaliera, alle forniture di beni e servizi (mense, pulizie, presidi chirurgici) della sanità convenzionata esterna, si delinea uno scenario di  smantellamento del Servizio sanitario toscano, “fiore all’occhiello” in Italia. In Versilia, territorio con il maggior numero di morti per tumore e con l’aspettativa di vita più bassa in Toscana, stiamo assistendo già da tempo a varie manovre, a livello ospedaliero e del territorio che  mettono  pericolo la sopravvivenza dell’Asl e del presidio ospedaliero. Reparti come la chirurgia, la medicina generale e quella riabilitativa, la cardiologia, sono stati ridimensionati con la riduzione dei posti letto. Il personale è talmente sotto organico che in alcuni reparti è a livello del minimo legale, a volte meno.

Sono state tagliate le convenzioni con le cooperative che gestiscono i servizi sociali, creando problemi per il mantenimento del posto di lavoro e le prestazioni ai cittadini più disagiati. I servizi sul territorio sono allo sbando, dopo la fallimentare esperienza delle Società della salute, che si avviano alla chiusura, e senza prospettiva per mancanza di un’organizzazione sostitutiva. Le liste di attesa si sono allungate come mai era successo, costringendo gli utenti a rivolgersi alle Asl limitrofe o al privato, concretizzando lo scopo di questa strategia: la dismissione dell’Ospedale Versilia. Se ciò avvenisse sarebbe uno scandalo: la morte di una struttura varata appena 12 anni fa, ma forse non  più redditizia come la costruzione di nuovi ed inutili ospedali. A dimostrazione che le risorse ci sono, ma si indirizzano verso la costruzione di grandi opere inutili per la collettività e non per le tasche di “lorsignori”.

E’ evidente come la sanità pubblica sia oggi in serio pericolo e, se non prendiamo coscienza, non esisterà più la tutela del diritto alla salute che non può essere garantita da un sistema privato, basato sulle assicurazioni. A questo noi diciamo NO ed il nostro impegno è lottare per difendere e garantire la sanità, bene comune.

Coordinamento lavoratori/trici della Sanità e Cittadini della Versilia

Attivati!

rappresentanti

In tutti e 7 i comuni della Versilia! Scrivici a viareggio5stelle@gmail.com.

Sicurezza in Versilia

Negli ultimi tempo abbiamo assistito ad un drastico peggioramento delle nostre condizioni di vita praticamente in ogni ambito. Tra questi vi è anche quello della percezione che abbiamo della nostra sicurezza personale.

Si moltiplicano, ormai quotidianamente, le notizie di episodi di criminalità nella nostra zona, la Versilia, e non è facile affrontare la questione senza cadere nella strumentalizzazione politica. Quelli che saltano maggiormente agli occhi – ed agli “onori” della cronaca – sono quasi sempre gli episodi di microcriminalità diffusa. I media sicuramente danno ampio spazio all’argomento, ma ormai ognuno di noi, se non in prima persona, ha un familiare o un amico che è stato, nel recente passato, vittima di uno o più episodi di questo tipo; per questo il tema è in primo piano e colpisce tutti da vicino.

Borseggiatori, ladri e delinquenti in generale sono sempre esistiti e probabilmente, purtroppo, sempre esisteranno. A quanto pare l’imperfetta natura umana porta alcuni di noi, in determinate condizioni, a compiere atti che si collocano al di fuori della legalità e della legittimità. Ma attualmente, nella nostra zona, la situazione appare quanto mai fuori controllo. Anche i dati di rilevazione statistica nella nostra provincia confermano l’andamento.

Quello che rende ancor più odiosi e quanto mai sgradevoli tali atti è la loro, almeno apparente, inutilità. Spesso e volentieri si causano danni onerosi, ad esempio rompendo finestrini di automobili o devastando appartamenti, per un bottino quanto mai misero: pochi spiccioli in un cruscotto o beni di valore più affettivo che materiale. A questo si aggiunge la spiacevole sensazione, che permane poi nel tempo, di essere stati oltraggiati nel privato.

Le amministrazioni locali appaiono quanto mai inermi ed impreparate ad affrontare il problema e non si può pensare di delegare interamente alle polizie municipali la questione. Emblematico il fatto che nel momento più delicato, la notte appunto, vi siano pochissime pattuglie della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri a presidio di un territorio vasto ed eterogeneo, che va dalla piccola frazione montana, al grande quartiere residenziale. La scarsità colpisce maggiormente quando si pensa che la nostra nazione è quella con il maggior numero di Forze dell’Ordine.

Appare quindi fondamentale che la politica, nel senso più alto del termine, si faccia carico in prima persona di tali istanze. E’ ormai fondamentale invertire la tendenza, ormai decennale, dei tagli ai finanziamenti ed a dotare anche il potere giudiziario, oltre che dei dovuti sussidi atti ad un migliore funzionamento, di una più snella legislazione, che consenta una migliore azione. Gli uomini delle forze dell’ordine, che operano in condizione di scarsità di mezzi, compensando il più possibile con elevata professionalità le mancanze, sono i primi a chiedere ciò, volenterosi di servire al meglio i cittadini. E’ giunto il momento di dire basta alle razionalizzazioni, che altro non sono che tagli orizzontali.

Fino a che dall’alto non arriverà un segnale di incoraggiante i cittadini, inermi ed impauriti si ritireranno sempre più nelle loro case, sempre più serrate e blindate, abbandonando il proprio territorio alla mercé di ogni tipo di criminalità, in una spirale di insicurezza e angoscia altrimenti difficilmente invertibile.

Stiamo entrando nei 30 giorni antecedenti alle elezioni, la cosiddetta campagna elettorale vera e propria, in cui, siamo certi, non si sprecheranno promesse  e giuramenti, fino ad oggi sempre disattesi, da parte dei candidati locali. Bene noi chiediamo che, ogni candidato versiliese al governo (o all’opposizione) del Paese, si faccia carico in primis di queste istanze, per portare a Roma la voce dei tanti cittadini, ormai esasperati da questa situazione.

Gabriele Levantini e Maximiliano Bertoni

Vi Aspettiamo!

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Che c’entra il MES con l’uscita dall’Euro?

Il MES (Esm in inglese) è il Meccanismo di Stabilità Europea. Il cosiddetto fondo salva-stati. Sembra una cosa buona, ma con il MES ci stiamo per indebitare di 125 miliardi di euro. 15 dovremo darli subito, e siccome non li abbiamo, dovremo fare nuovi debiti. Nuovi debiti significa nuovi interessi. Per cosa? Per essere “salvati”, nella malaugurata ipotesi dovessimo fallire. Ma come verremo salvati? Ci daranno semplicemente i soldi, un po’ come farebbe un’assicurazione a fronte del pagamento di un premio, al verificarsi di un sinistro? No, ce li presteranno. Nuovi debiti. Paghiamo 125 miliardi per avere la possibilità di farci prestare dei soldi a interessi elevati. Ve l’hanno mai raccontata così? Anzi: ve l’hanno mai raccontata in un qualsiasi modo?

Libera professionista, Dottore di ricerca in Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente, Lidia Undiemi, ci parla del M.E.S,  del “Fiscal Compact”, del pareggio di bilancio. La Merkel intanto ottiene l’autorizzazione alla ratifica dei trattati Esm e Fiscal Compact, della finanziarizzazione giuridica dell’economia per salvare le banche, ma i tedeschi non ci stanno e si rivolgono alla Corte Costituzionale. Lidia Undiemi ci parla della crisi economica che si potrà risolvere parlando della individuazione dei colpevoli, che deve essere finalizzata a capire i meccanismi legislativi attraverso cui tutto il sistema si regge.

Non solo, ma siccome non c’è limite al peggio, il MES potrà rastrellare i soldi necessari, all’occorrenza, presso la grande finanza internazionale. Per esempio la Cina o le grandi banche d’affari. In questo caso, il finanziatore esterno avrà il diritto di commissariare lo stato sovrano che beneficerà del prestito (cui, è bene ripeterlo, saranno applicati interessi elevati), che si ritroverà la Goldman Sachs o Hu Jintao in Parlamento ad approvare o respingere ogni decisione. E una clausola specifica prevede che nessun Governo successivo a quello che ha ratificato il trattato potrà disimpegnarsi, adottando una eventuale decisione di uscita. Stiamo per consegnare le chiavi di casa alla grande speculazione internazionale e per abdicare a qualsiasi principio democratico conquistato nel tempo. Per ogni generazione a venire, nei secoli dei secoli, amen.

I trattati ESM e Fiscal Compact necessitano dell’autorizzazione del Parlamento. Cioè è necessaria l’autorizzazione alla ratifica. Dunque si invertono completamente i rapporti tra il Governo e i parlamentari, perché da un lato abbiamo questa Europa, rappresentata da Mario Monti, che vuole a tutti i costi ulteriore cessione di sovranità da parte dello Stato italiano (in questo caso mediante questi due trattati), mentre dall’altro i nostri parlamentari hanno un potere enorme, in quanto saranno loro a decidere se concedere o meno l’autorizzazione alla ratifica. Ora, immaginate per un attimo questo potere spropositato nelle mani di un Parlamento che si è dimostrato di fatto incapace di portare l’Italia verso uno sviluppo virtuoso, con i parlamentari appartenenti a partiti politici soggetti a continui scandali. Ma davvero voi volete far sì che a decidere il futuro delle nuove generazioni siano questi soggetti, che siano cioè loro a ratificare trattati di una importanza gigantesca per la sopravvivenza del nostro stato di diritto? E’ possibile accettare tutto questo? E sono tutti d’accordo!

Una notizia importantissima, arrivata dalla Germania, è che la sentenza della Corte Costituzionale tedesca è una doccia fredda non solo per il Parlamento tedesco, ma anche per tutti gli altri parlamenti degli altri stati membri che hanno ratificato il MES. L‘istituto finanziario, che è stato inaugurato lunedì 8 ottobre in Lussemburgo, non potrà infatti chiedere all’infinito soldi alla Germania, come era scritto chiaramente nel trattato che noi abbiamo firmato senza colpo ferire. Non senza l’autorizzazione esplicita del Parlamento, e dunque non senza il viatico del popolo sovrano. Inoltre, cade l’inviolabilità assoluta e suprema dei documenti e dei verbali collegiali dell’organismo, che non potrà così derogare a quel principio di trasparenza che è alla base di qualunque democrazia che si possa fregiare di questo nome. E se la Germania sarà costretta al passaggio parlamentare prima di conferire nuovi capitali nel MES, abbiamo significative speranze di poter cambiare il trattato in un senso coerente anche noi, visto che l’art.11 della nostra Costituzione consente limitazioni della sovranità, ma solo in condizioni di assoluta parità con gli altri Stati. Al di là di come andrà a finire, quantomeno in Germania un minimo di dibattito politico, un minimo di opposizione contro il Governo delle banche, c’è stato! Noi qui invece abbiamo questi giornali, questi mezzi di informazione che tengono in sala di rianimazione dei partiti che sono morti, ma che purtroppo oggi hanno ancora un potere enorme. E i primi a gridare contro l’informazione di regime sono proprio quelli che oggi ne stanno approfittando. Non dimenticatelo in futuro. Abbiate memoria di ciò che sta accadendo.

Articolo tratto da:

http://www.byoblu.com/post/2012/10/10/Markus-Kerber-luomo-che-fermo-il-MES.aspx

http://www.lidiaundiemi.it/

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