
Sono arrivato ieri alle 21 circa annunciando ad un amico che mi accompagnava (il buon Andrea S. per la cronaca) “pronto ad assistere al requiem della politica?”
Così è stato.
Ve lo dico sinceramente, non ho ascoltato quasi nessuno degli interventi dei consiglieri ma potrei sicuramente ripetere quello che hanno detto, sono le stesse cose da 4 anni a questa parte. L’arroganza di Viani e di Batistini, gaudenti del muro contro muro che vanno continuamente creando; l’inutile e vuota prosopopea di Caprili, novello vendoliano che potrebbe parlare per ore senza dire niente; il buonismo di Casula, il don Abbondio del consiglio comunale; l’acidità delle signore Tozzi e Vassalle, ormai autoproclamate palafreniere del sindaco; Nicoletti, il vecchio leone della politica locale, pronto ancora a ruggire con parole tanto vibranti quanto inutili a recuperare una situazione ormai irrimediabilmente compromessa; i fiumi di parole di Lazzerini (ma fa così anche in provincia?) utili solo ad esasperare gli animi; le pungenti parole di Palestini, sempre preciso e puntuale ma ormai con le spalle al muro per il suo doppio incarico; i sicuramente buoni propositi di Betti, Bertoli e Romanini, schiacciati in un partito che di democratico non ha niente; il silenzio di Zeribelli, Pasquali e Baldini, almeno loro hanno la decenza di tacere, tanto sappiamo benissimo tutti che non hanno niente da dire; è mancato un intervento del buon Asio Ciano Vivaldi, di anni 84, che non manca mai di nascondere, dietro frasi sibilline, una morale che forse qualche volta potrebbe anche essere definita saggia.
Ho ascoltato molto bene invece l’intervento del sindaco che, dietro al sorriso sempre ben stampato, a qualche vistoso tic nervoso e ad un cospicuo strato di adipe, ringraziando gli estimatori e ribrottando i detrattori, non ha mancato di sottolineare con immancabile arroganza berlusconiana come avrebbe continuato a governare, fino a che i numeri lo avessero consentito, sventolando inesistenti risultati positivi (l’orribile cantiere detto passeggiata). Cascasse il mondo insomma lui resterà, anche se la situazione economica continuerà quotidianamente a peggiorare, anche se la città sarà sempre più esasperata. Resterà – fino a che qualcuno non si prenderà la responsabilità di cacciarlo e di far arrivare il demonio, alias commissario – per spirito di servizio; la solita scusa di ogni politicante incollato allo scranno. D’altro canto ci sono un bilancio ed un regolamento urbanistico da approvare, c’è del cemento da impastare e ci sono oneri di urbanizzazione da incassare.
C’è stato spazio anche per Spadaccini, che non ha mancato di togliersi diversi sassolini dalla scarpa, esilarante e tristemente vero l’attacco a Fantoni “sono quattro anni che sono qui tutte le mattine e sono due anni che non ti vedo mai”. Annunciate e ovvie anche le dimissioni da qualsiasi incarico. Se questa serata sarà l’occasione per un suo rilancio politico o se sarà il suo testamento non è dato saperlo; personalmente credo che difficilmente si troverà un presidente del consiglio comunale altrettanto capace tra i personaggi attualmente presenti.
Un consiglio: metteteci Bolognesi, così “pagherete” (politicamente parlando, eh) la cambiale politica della sua fedeltà.
Dicevo che non ho assistito a buona parte della discussione ma sono rimasto fuori, seduto su uno “strapuntino della politica” (leggi scalino, visto che le poltrone me le avevano già “rubate” i politici) a parlare con le moltissime persone intervenute.
L’atrio del primo piano si è trasformato in un immenso cocktail-party, una festa insomma, l’occasione per tanti per ritrovarsi e fare due chiacchiere.
Ho visto il nostro Stefano Pasquinucci, i tanti carristi (un po’ come i creditori davanti a casa di Paperino) tra cui il grande Luciano e il campionissimo Bertozzi, cittadini comuni giovani e meno giovani, politicizzati o meno, Marco Piattelli, Iannella, i ragazzi di SEL, Daniel Griva, amici, vicini di casa, eccetera.
C’era anche tanta povera gente che ancora non si rassegna e spera di avere risposte da questa politica e da questi politici; la gente si da fuoco e si suicida e niente cambia, pensate che a questi interessi qualcosa delle vostre lacrime?
Mi hanno fatto un po’ impressione i giovani – credo del PD – proprio accanto ai giovani del PdL, così simili – forse non nel vestiario – magari potrebbero rappresentare il futuro della città, ma non avevano neanche il coraggio di guardarsi e di parlarsi, due mondi a contatto, io invece avrei voluto parlare con tutti.
C’erano anche gli amici della stampa: Martina, Alberto, Marco, Donatella, Luisella, eccetera.
Poi c’era quella che credo rappresentasse una buona fetta degli intervenuti, gli zombie della politica, quelli che non muoiono (politicamente parlando) neanche se (sempre politicamente parlando) gli si spara in testa: Benincasa, Guidotti (aspetto ancora da 4 anni i patti para-sociali di SEA) il principe Santini col suo fido Farci, Sugliano, Passaglia, David Marcucci e tanti altri che non ho visto o non ho voluto vedere. George Romero con voi ci potrebbe fare una trilogia.
Giovanni Santini e il buon Rivola Giuffré erano invece incredibilmente assenti, strano che proprio il vero sindaco e il cardinal Richelieu di Viareggio fossero mancanti in un momento così cruciale, ma in fondo a loro che importa: lo stipendio di consigliere e di segretario non glielo toglie mica il commissario prefettizio.
Hanno parlato per più di quattro ore e mi sono chiesto: cui prodest? Parole gettate al vento, per altro senza aggiungere niente che non fosse già detto e ridetto, quando i giochi erano ormai già fatti, siamo anche andati oltre la mezzanotte con ulteriore aggravio di spese per il comune (ogni consiglio comunale costa oltre 2.000 euro) e cosa è cambiato rispetto alle votazioni precedenti? 15 a 16, niente. Tanto valeva trovarsi, schiacciare un tasto e andare tutti a casa.
Una cosa proprio non mi è piaciuta: il tifo da stadio. I fischi, le urla, gli applausi, le pernacchie, i commenti a voce alta. D’accordo che questi sono (quasi) tutti dei pagliacci, ma non siamo al circo, dovremmo essere noi i primi a dare il buon esempio a comportarci secondo le regole. Se vogliamo fare la claque andiamo allo stadio o al palazzetto a tifare le nostre squadre locali. Questi non hanno bisogno di applausi ma di ben altro genere di stimoli. Altrimenti poi non lamentiamoci se i nostri politici si comportano come dei buffoni.
Ma alla fine va bene così, in consiglio non si era mai vista così tanta gente, ci siamo ritrovati, abbiamo fatto due chiacchiere, ci siamo fatti due risate e in fondo c’è scappata anche una piadina, non è forse questa la politica che piace tanto agli Italiani?
Max Bertoni
P.S. io per la cronaca ero quello con la giacca e la maglietta rossa col fulmine che ha ricevuto pure qualche apprezzamento.
Categories:











MAX scusa ma devi specificare chi vassalle è, perchè io e la Tozzi propio non è un abbinamento giusto. ciao max
Oh Eugenio, ho scritto “LE SIGNORE TOZZI E VASSALLE” non mi dire che sei diventato una SIGNORA… Ahahah!!!
scusa non avevo letto bene. ma comunque maschio sempre. ciao max
Sempre!
A presto…