Che ci mettiamo nella bisaccia del giornalista?

L’intervista esclusiva con i Grilli Versiliesi e Dadaviruz con Fausto Pellegrini vicecaporedattore di Rainews24 in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La bisaccia del giornalista” edito da Dissensi Edizioni, ci rivela un giornalismo con un’altra faccia da quella comunemente conosciuta. Quella di chi sostiene ogni giorno una professione che deve combattere con la velocità imposta dalla rete, le pressioni di lobbies economiche e politiche sempre uguali a se stesse e ci dice cosa bisogna fare perchè l’informazione sia davvero un servizio pubblico, facendo diventare i cittadini  protagonisti della trasformazione sociale ed economica di questo paese.
Certamente il rischio di trasformare le notizie e l’informazione che circola in rete in un totem multimediale è grande, soprattutto là dove sembrano che non esistano ideologie, quando invece la nostra generazione sta uscendo in maniera rovinosa proprio dall’ultima ideologia nascosta da un sistema che Gramsci chiamava “egemonia culturale” applicata su scala globale.
In tutto questo il servizio pubblico legato all’informazione diventa fondamentale per difendere la divulgazione del proprio pensiero, rispondendo all’art. 3 della costituzione (cit. “…E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese) in cui l’informazione ha la grande responsabilità di far avere un’idea precisa alla società, nel cercare di far riflettere se stessa e soprattutto di dare voce a chi non ce l’ha.
A suo tempo ci hanno fatto credere a suo tempo che radio libere e radio private fossero uguali, ma in realtà cambiava totalmente l’approccio dell’accesso e della diffusione dell’informazione a seconda di chi ci stava dietro e a quale modello facciamo riferimento, vedi successivamente lo sviluppo delle televisioni private che sappiamo che rischi e problemi hanno comportato nella nostra fin troppo piccola Italia.
Quando si parla poi di etica della professione del giornalismo, bisognerebbe parlare piuttosto di ritornare alla “professione dell’etica” sia nel lavoro che quando operiamo nella e per il soddisfacimento dei bisogno della nostra società, per cui si risolverebbero tante questioni potendo cosi dare nuove, originali e sincere risposte a problemi vecchi e nuovi. Bobbio diceva che “fra l’interesse pubblico e l’interesse del pubblico, c’è un abisso” e se un giornalista riuscisse a catturare quello che è importante per l’interesse pubblico scremando tante cose che suscitano solo il suo interesse morboso, sicuramente l’informazione e la conoscenza diffusa fra il pubblico non potrebbe che cambiare in meglio.

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